Le coppe Italia
giovanili tra passato e futuro.
Ereditando
la gestione dell’importante settore under 19 federale la nostra commissione
giovanile deve partire da alcune riflessioni ispirate dai numeri in gioco.
Nel 2006 si è visto un’entusiasmo iniziale per
le prove di coppa giovanili, con 50- 60 partecipanti alla prima prova sia di boulder che, cosa che segna un’inversione della tendenza
precedente, di difficoltà. Il resto lo hanno determinato le regole,
le organizzazioni, il calendario… non certo i giovani stessi.
Meno di
metà i partecipanti alle prove seguenti, addirittura nessuno dei
presenti a Modena (sulla cui storia è inutile rivangare) ha disputato la
seconda prova boulder.
Problemi questi che ci confortano sulla scelta fatta dalla Commissione
per il 2007, piuttosto rivoluzionaria nei confronti di queste gare. Abbiamo a disposizione un bacino
sempre più ampio di giovani provenienti dalle categorie under 14, entusiasti
del nostro sport, e vogliamo riuscire a coinvolgerli
anche in una formula di Coppa under 19 che mantenga il loro entusiasmo, e contemporaneamente prepari
i migliori di loro alle sfide che li aspettano a livello internazionale.
La
scommessa della Commissione è importante per tutto il movimento giovanile
italiano e deve trovare la collaborazione di ognuna delle società che
promuovono l’arrampicata. Sono necessarie gare locali a misura dei giovani del
territorio, lasciando ai più bravi la possibilità di cimentarsi ai massimi
livelli con la Coppa Italia assoluta e garantendo comunque
ai migliori l’accesso alle finali per giocarsi il titolo Giovanile, rivalutato
nella sua importanza, in tre gare nazionali di alto livello.
Dei 115
partecipanti a questa stagione 2006, ben 102 erano nelle categorie ufficiali,
conferma che l’attività promozionale deve ormai svolgersi esclusivamente a livello locale.
43 hanno
disputato le due specialità mentre 40 e 32 sono stati rispettivamente gli
specialisti di boulder e difficoltà, buona quindi
anche la scelta di disputare le finali con più specialità contemporaneamente:
saranno così finali che vedranno una buona partecipazione numerica e giustificheranno l’impegno organizzativo per un evento
nazionale di alto livello. Inoltre garantiranno una certa importanza anche alla
velocità, sempre trascurata e che quest’anno ha
toccato il fondo con la prova organizzata a ferragosto a Caderzone
(TN), 7 partecipanti in tutto.
Delle 37
società partecipanti alle Coppe, infine, solo 1 apparteneva
al centrosud, 5 all’est, 7 al Trentino Alto Adige, 10
a Emilia Romagna e Toscana e 14 all’Ovest. Anche questo dice che non si può
continuare a disputare una Coppa Nazionale del nostro sport sul solo arco
alpino; la distribuzione sul territorio favorirà la partecipazione di tutti, a
partire dai giovani che si avvicinano per esempio dalle scuole e avranno a disposizione la fase locale per emergere, ai più
esperti che disputeranno le sole finali.
La
conclusione è quindi l’augurio che tutti noi capiamo e condividiamo questo
sforzo organizzativo teso a rivoluzionare l’approccio stesso al nostro sport,
non più casi isolati, magari di chi ha le montagne vicino
a casa, ma un’intero movimento, proveniente dalle più
disparate realtà locali, frutto del lavoro di chi fa la promozione sul proprio
territorio, per la propria associazione sportiva, e trova, nei diversi livelli
di competizioni, tanti stimoli in più che lo aiutano, sostengono e
gratificano.
Marco Castagnetti.